dal 1872 … la passione per le Belle Arti
La vita di bottega era piuttosto dura. La mattina alle cinque bisognava preparare la Biacca(impastare carbonato basico di piombo in polvere con olio di lino crudo, con l’aiuto di una impastatrice, a forma d’imbuto rettangolare, azionata da una ruota che bisognava far girare manualmente. Questa Biacca, doveva essere pronta per le ore sei, affinché i pittori di “camera” da non confondere con i pittori “ d’arte,”(anche se molte volte erano la stessa persona) la trovassero pronta. Quando si entrava, si sentiva un’odore caratteristico, dato dalle esalazioni dei vari prodotti non confezionati, poi c’era un bancone sul quale appoggiava la bilancia con piatti di ottone che venivano lucidati, prima con il Tripolo e poi con il Sidol. Avanti alla bilancia di fronte al banconista, c’erano i pesi in ferro dai 50 grammi al kilo e l’unità di misura più diffusa era il quinto di chilo(mezzo quinto,due quinti e mezzol ecc.ecc).Sotto il bancone c’erano dei cassonetti dove si mettevano le terre…bianco di Meudon,litopone(solfuro di zinco+solfato di bario),terra di Siena,terra ombra, verde Plata, nero fumo, gesso di Napoli, pece greca ecc.ecc… Poi c’erano delle lattine rettangolari e lunghe che contenevano acquaragia vegetale o trementina pura, olio di lino crudo, coppale, olio di lino cotto e Rasa Pina,(resina di pino raccolta dagli alberi, piena di aghi di pino), mescolata e sciolta con trementina e olio di lino, diventava vernice.

 

Si dice che Natale Massari, proprietario di un negozio di colori e vernici in via Piccinni, 114 fosse cugino dell’on. Massari, precettore di S.M. Vittorio Emanuele III°.
Le date sono piuttosto incerte. Sentivo parlare da mio padre dell’anno 1872, data che credo riguardi la gestione del Massari. Mio nonno Pasquale, proveniente da Turi, fu assunto come dipendente. Quando il Massari, si ritirò, vendette o cedette la ditta al nonno Pasquale, che continuò a chiamarla : ditta Natale Massari di Pasquale Carenza. I clienti usavano dire <<andiamo a spendere da Natale>>. Dopo un certo periodo, fu eliminato il vecchio nome.

Dopo il nonno l’azienda continuò con mio padre Nicola e mio zio Emilio fino al 1970 anno in cui subentrai nella nuova sede di via Piccinni 158.
Con gli stessi “LORO” principi, ho cercato e cerco ancora di continuare questa bella strada, ed augurarmi che questa < questa bella via>, sia ancora lunga e che a percorrerla siano i miei due figli.
Ho trattato, colori e vernici, sia per la linea industriale che per la linea casa, carrozzeria, ferramenta, casalinghi e Belle Arti, ecc, ecc.


Ma col passare del tempo, il vecchio angolino delle BELLE ARTI, un po’ relegato, cominciava a prendere sempre più la sua rivincita sulle altre linee, diventando sempre più assortito ed infine eliminando quasi del tutto gli altri settori.
L’amore per l’arte, inculcatomi dai miei genitori, ha avuto il sopravvento, anche sul lavoro.
Credo di essere riuscito a far diventare il nome Carenza,a Bari e in provincia, sinonimo di : negozio specializzato in BELLE ARTI.





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