PATRIZIA COMAND:
Cenni critici
PAOLO RIZZI Venezia, gennaio
1990.
...Anzitutto la cultura. Questi dipinti
contengono in sé una serie di riferimenti
stilistici amplissima, Il gusto si potrebbe
definire categorialmente gotico: d'un gotico
tedesco o vagamente nordico (e basterebbe
citare un nome: quello sommo di Lucas Cranach).
Il segno è infatti ben inciso, con
alternanze di morbidezze curvilinee e di risentimenti
secchi e nervosi.
(...) Si provi ad osservare anche da vicino,
da molto vicino, le opere della Comand: esse
rivelano una coerenza precisa. Non è
la coerenza manieristica del "far sempre
uguale". Anzi, proprio l'alternativa
tra le curve spirali e gli scatti angolari;
un certo qual modo di rendere, ad esempio
le mani e soprattutto i piedi; la cadenza
sempre e comunque simbolica della linea; (...)
lo stesso modo d'inserire contrappunti cromatici
forti su un tessuto lieve e sfumato; insomma,
questi ed altri elementi formali inducono
a considerare una" verità biologica"
di fondo che si manifesta per le vie dirette,
senza interferenze esterne.
In altre parole: Patrizia Comand riesce, come
pochi artisti, a trasmettere la sua modalità
organica della pittura, senza deviazioni provocate
da intrusioni di modelli di consumo e comportamento.
CARLO MUNARI dalla monografia
"LA BREZZA DELL 'IRONIA NELLA CORTE DEI
MIRACOLI" Milano, gennaio 1991.
(. . .) Sin dalle prime prove Patrizia Comand
già affermava la singolarità
de proprio atteggiamento. (...) Procedendo
nel proprio itinerario l'artista demolisce
i luoghi comuni, gli schemi
consacrati della miopia intellettuale.
La pregnanza di un messaggio è sempre
intimamente connessa alla qualità del
linguaggio,... e il linguaggio di Patrizia
Comand dispone di un'alta incidenza di comunicazione.(...)
Ci si limiterà a
notare che, dopo le prime prove orientate
verso un'espressionismo di ascendenza fiamminga,
Patrizia Comand ha provveduto a essenzializzare
progressivamente la struttura formale dell'immagine
stagliando in plastica icasticità la
figura - o le figure - in uno spazio fluido
e indifferenziato e rilevando solamente le
peculiarità avente l'ufficio di alludere
a un ambiente o di contribuire al rafforzamento
delle valenze simboliche della figura stessa.
Ad un'immagine così concepita (...)
l'artista ha adeguato colori di esclusivo
registro psicologico, elaborati in ogni circostanza
con una eccezionale intuizione.
MARIO DE MICHELI dalla monografia
"NEL SEGNO DELL 'IMMAGINE" Ed. Vangelista,
Milano, 1995.
...Patrizia crede alla comunicazione, cioè
all'intrinseca possibilità di trasmettere
agli altri la propria visione, i propri sentimenti,
il proprio giudizio... E' dunque per questo
che la sua scelta, sin dall'inizio, è
stata quella di parlare con le immagini: l'immagine
infatti è il tramite diretto della
comunicazione, in quanto appartiene sia a
chi la concepisce sia a chi la riguarda, avendo
in sé la persuasione non generica di
appartenere a ognuno di noi, l'intera comunità
degli uomini. (...) Sta di fatto che Patrizia,
nella morfologia dei suoi processi espressivi,
coinvolge il dato più intimo di sé
stessa, inducendo ogni altra inclinazione
alla propria coerenza.
Cio' le consente un ritmo esecutivo largo
e disteso, convinto delle proprie ragioni.
E questo è il motivo per cui nelle
sue composizioni sembra non vi sia mai sforzo
o fatica come se le immagini le sgorgassero
improvvise da un estro privo di ogni assillo,
spontaneamente. (...) Da qui nasce l'energia
che l'assiste in ogni momento e le concede
di risolvere sempre i problemi che si trova
davanti. (...)
E' come se Patrizia fosse stata toccata da
una grazia particolare: la grazia cioè
di attingere al sentimento profondo della
specie umana, in cui si celano i nostri enigmi
più arcani alla radice dell'essere.
MARIO PANCERA dalla rivista "ARTE"
n. 275, ed. Giorgio Mandadori Milano, luglio
1996.
Raggiungere l'equilibrio e poi mantenerlo
è un'operazione da acrobati, uomini
e donne dai muscoli saldi, dal cervello solido,
senza problemi psicologici o, quanto meno,
in grado di controllarli con sforzi sovrumani.
Immaginiamo l'equilibrio sul filo della vita:
ognuno di noi è immerso ogni giorno
in questo problema e, quando cala la sera,
i contusi sono molti.
Con la sua pittura Patrizia Comand ci mette
di fronte a questa estrema difficoltà
e, nel medesimo tempo, all'assoluta necessità
di affrontarla.
La maggior parte delle sue donne... si muove
gigantesca e debordante su esili fili tirati
in uno spazio immobile, distaccato, asettico.
Talvolta questi fili sono annodati per recuperare
precedenti strappi. L'equilibrio dunque è
sempre precario, e sempre piu' in mano al
destino... Per quanto cerchi di essere padrone
di sé, l'individuo umano risulta in
balia di altro: uomini, avvenimenti, cose.
Restano questi corpi straripanti che la pittrice
usa nel suo modo personale, che consiste appunto
nel contrapporre la vita al suo destino: che
cos'è, infatti, la ricerca dell'equilibrio
se non la gara continua di sé con tutto
quanto ci circonda e tende a modificarci?
(...)
Diplomatasi all' Accademia di Brera con Gianfilippo
Usellini, Patrizia Comand spiega d'avere come
maestri ideali Bosch e Pieter Brueghel, di
avere amato la Nuova Figurazione, in particolare
l'opera di Giuseppe Guerreschi (sui disegni
del quale ha fatto la tesi) e la perfezione
di Renzo Vespignani (altro grandissimo disegnatore).
Da queste scelte iniziali, cioè il
fantastico grottesco fiammingo del Quattro-Cinquecento
e il dolente realismo esistenziale del nostro
tempo, chi guarda oggi le sue opere puo' già
seguire, almeno in parte, il suo percorso
e capire i suoi intenti: il perché
dell'ironia, della ricerca degli equilibri,
della profondità dei sentimenti.
ÉTIENNE CHATTON Curatore
Museo Internazionale d'Arte Fantastica "Château
de Gruyères" - catalogo della
personale, Gruyères, febbraio 2000.
...Lanciate nello spazio come
uccelli nel cielo, come pesci nel mare, le
sue donne sono grazia in movimento ma l'occhio
si accorge improvvisamente di un corpo estraneo
che finirà per rompere l'equilibrio
sapientemente orchestrato. Leggero come l'aria,
un uccellino rischia di far tutto crollare.
Ed è proprio il contrasto improvviso
tra l'opulenza di queste masse terrene e la
leggerezza alata che diventa il polo magico,
la ragion d'essere di due speci antagoniste.
L'analogia dei contrari si esalta in questo
insieme burlesco dove si bilanciano due universi.
(...)
ROSSANA BOSSAGLIA dalla monografia
"SUL FILO DELLA VITA" - catalogo
per la mostra alla Provincia di Milano, 2001.
Patrizia Comand nella sua produzione
artistica ha sempre prediletto sequenze tematiche;
la sua padronanza della tecnica pittorica
(. . .) la sua intensa capacità di
rendere al pieno le figure e le fisionomie
non l'hanno mai bloccata in compiacimenti
virtuosistici. Guarda le persone, la natura,
i paesaggi; ma non le basta di renderli suggestivamente
sulla tavola: ne raccoglie le immagini in
sequenze, che si fanno a volta in volta metafore
della condizione umana.
(...) Queste considerazioni si riferiscono
specialmente all'ultima sequenza di dipinti,
che si presentano di primo acchito come variazioni
sul tema dell'acrobazia. Ma subito il tema
appare contraddetto nei suoi effetti suggestivi
ed emozionali: l'acrobata infatti è,nel
suo significato espressivo, colui che vince
il peso del proprio corpo, che pare inerpicarsi
nel vuoto con libera scioltezza.
La Comand ha scelto invece carnose figure
femminili la cui agilità di movimenti
non cancella l'effetto ponderai e della persona;
e per di più, nella maggior parte dei
casi si avverte la minaccia di una conclusione
precipite, o addirittura la caduta avviene
sotto i nostri occhi. (...)
Metafora, dunque. Del continuo rischio del
vivere; (...) La vita come rischio, appunto;
ineluttabile caduta nel procedere del tempo;
la cui ineluttabilità, tuttavia, non
le toglie, nel suo percorso, il fisico godimento
dell' essere; il piacere di sentirsi corpo.
Apprezzo sempre molto gli artisti che intendono
comunicarci non semplicemente impressioni
ed emozioni, bensì riflessioni intellettuali.
Il messaggio della Comand è in questo
caso un messaggio te'rfibile. Ma l'arte, quando
è spinta dalla fantasia creativa e
sorretta dall'abilità rappresentativa,
ci coinvolge nel suo fascino.
VITTORIO SGARBI da "SURREALISMO
PADANO ", Catalogo della mostra, ed Skira,
Milano, 2001.
...un mondo incolpevole di felicità
femminile, nella pienezza dei sensi: così
descrive la realtà Patrizia Comand
in un voluto contrasto fra corpi pingui e
floridi e la loro sospensione nel vuoto.
Pesanti e lievi insieme. Dalla putrescenza
dei corpi di quello Zumbo moderno che è
Bertelli alla gloria delle carni, come in
Rubens, della Comand, il contrasto non potrebbe
essere più netto. Eppure l'artificio,
come nel gusto barocco, in un potente chiaroscuro,
accomuna le due singolari esperienze,
le rende complementari. (...)
RAFFAELE DE GRADA da "Acrobate
sul filo della vita " Corriere della
Sera - Milano, 7 ottobre 2001.
Quante volte abbiamo ammirato
gli angeli e le figure allegoriche dipinti
dal grande Tiepolo sulle volte dei soffitti
e nelle tele. La figura in sembianze umane
sospesa nell'aria senza tempo né luogo;
c'è una gioia a evocare spazi immensi,
inconoscibili, vinti dalla figura umana che
diventa padrona del cielo. (...) Le figure
della Comand sono però grasse, robuste
e vincono l'aria col loro stesso peso, come
una sfida. E' chiaro che nel loro esercizio
acrobatico si insinua quella sottile ironia
che la Comand ha ereditato da Gianfilippo
Usellini che fu suo maestro a Brera. Ma la
Comand ha viaggiato molto e forse ha avvertito
anche l'ironia sudamericana di Botero, lei
che in quella zona del mondo ha trascorso
qualche anno. Ma, in rapporto a quella pittura
di facile populismo, la Comand mantiene una
delicatezza tutta europea, direi addirittura
veneziana con quei gentili sfumati che ricordano
il nostro grande Settecento, da Fragonard
alla Carriera.
Perciò questa pittrice ha una personalità
singolare, non comune, non può essere
classificata in uno schema e si vede in questa
mostra (...) che Rossana Bossaglia , nel catalogo,
intitola "Sul filo della vita".
Il filo appunto degli acrobati e guai a cadere.
MARIO PANCERA da "Le donne
grasse ma leggere di Patrizia Comand"
La Stampa - Milano, 29 giugno 2003.
Tutto corre in un grande e stabile
equilibrio. Ma c'è un equilibrio stabile?
Nei quadri fantastici di Patrizia Comand,
milanese di origini friulane, donnone enormi,
grassissime atlete cistercensi danzano con
cerchi, giocano con bolle trasparenti, si
azzuffano come galli su fili tesi all'infinito,
dando non l'impressione della possibile catastrofica
caduta, ma al contrario dell'assoluta stabilità.
Immense natiche, cosce, seni, con costumi
striminziti, in un tripudio di colori e di
movimenti lasciano sbalorditi per la leggerezza
dell'insieme.
Si pensa a Botero, naturalmente, ma nel pittore
colombiano tutto è immobile, mentre
qui la vita è una girandola. Perfino
Leda col cigno e l'apocalittica Babilonia
con i suoi mostri fanno il loro dovuto in
questa equilibrata precarietà. (...)
RICCARDO BARLETTA da "Donne
con cellulite alla presa del Potere"
Corriere della Sera - Milano, 8 marzo 2004.
Oltre il figurativo e il surreale
esiste per i pittori una terza via? Questa
mostra di Patrizia Comand ne è un esempio.
Venticinque dipinti raffinati e tutti con
lo stesso soggetto: sempre fanciulle a "'taglie
forti" in equilibrio. In altalena, sul
filo, nel gioco dei cerchi, nel tiro alla
fune... .Esibizione di grandi cosce, seni
e ventri. Visi giovani e corpi maturi che
- a due, a tre o da soli - volteggiano sopra
voragini con sfondo di montagne gotiche. Giochi
dell'assurdo. Descritti con precisione anatomica,
mediante delicati colori e luminismi, in eleganti
minuetti fra l'ironico e illudico . Da aggiungere
la presenza dell'uovo, metafisico attrezzo
di pierfrancescana memoria. Patrizia Comand,
già allieva a Brera di Usellini, segue
il maestro: fugge la realtà e descrive
la "fantasia morale".
Inventando un mondo femminile che scavalca
la bellezza come classicità e in cui
emerge sovrana la cellulite, sfida le volumetriche
statiche pupattole di Botero. Le sue Ercolesse
plaudono non tanto alla rivoluzione femminista
quanto alla graduale, instabile presa del
potere al Femminile.
VITTORIO SGARBI da "LE SCELTE
DI SGARBI", Editoriale Giorgio Mondatori
Milano, 2004.
(. . .) La massa muscolare di
queste creature giunoniche non impedisce minimamente
la leggerezza di una danza aerea e funambolica,
che domina lo spazio e sfida la legge di gravità.
E'curioso tuttavia il contrasto tra i muscoli
tesi delle schiene, dei glutei, delle gambe,
con l'eleganza delle mani e dei piedi, con
la tranquilla pacatezza dei volti, che sembrerebbe
suggerire la riappropriazione di un ideale
estetico del tutto inusitato. In effetti,
l'irrompere della carne, così evidentemente
gratificata dal cibo, gioca la sua sfida beffarda
non solo allo spazio, ma anche ai canoni estetici
odiosamente imposti dalle mode salutiste.
Dal punto di vista segnico va qui sottolineata
la precisione del tratto che sfiora il virtuosismo.
E' inoltre notevole la stesura pittorica fatta
di velature, che portano al massimo risalto
la suggestione immaginifica di questi lavori.
Invisibili fari accecanti sottolineano il
realismo dei corpi carezzandone i volumi e
alludendo a un'ambientazione circense. Queste
esibizioni, di fronte a un pubblico invisibile,
sono giocate (...) sull'invenzione di abbigliamenti
del tutto incongrui, tute o costumi succinti,
dai colori vivaci e funzionaI i a sottolineare
le linee del corpo. Le scenografie suggeriscono
spazi illimitati, in alcuni casi favolosi,
comunque aprospettici e vaghi.
In questi vuoti simbolici i corpi si librano
nel volo calcolato del funambolismo, dove
nessun gesto è casuale e dove la parvenza
della caduta è solo una mossa acrobatica
ad effetto. (...)
Patrizia Comand può vantare due meriti:
da un lato la singolarità della scelta
compositiva, che conferisce immediata riconoscibilità
alla sua cifra stilistica. In secondo luogo
va riconosciuta l'alta qualità della
sua tecnica pittorica e l'incisività
del segno.
Queste doti conferiscono alla sua narrazione
non solo il peso dell'autorevolezza, ma anche
il segno della partècipazione al disagio
di vivere sul filo teso tra il voler essere
e il dover apparire.
FLAMINIO GUALDONI da “
VISIONI“, ed. Comune di Corbetta, Corbetta
(Mi), 2005. Catalogo per la mostra al Comune
di Corbetta, 2005.
Una delle sostanziose possibilità
che la pittura dopo le avanguardie ci ha consegnato,
è un rapporto con l’antico, con
i modi e i temi della tradizione (…).
Di tale possibilità da sempre si è
servita Patrizia Comand, che negli ultimi
anni va costruendo una sorta di tutta personale
fantasmagoria sulla base di ricche e non banali
contaminazioni tra talento e sprezzatura ,
tra retaggio antico e umori fastosamente surreali.
(…)
Il ciclo recente di pitture di Comand rappresenta
(…) una dimostrazione autorevole di
maturità.
(…) Comand ha dissezionato altri topoi
dell’antico – il balance del costrutto,
certi luminismi da notturno dell’anima
- e ne ha fatto materia per iconografie di
serrata tensione inventiva. Le figure, ancora
stagliate su fondi che valgono scenario vagamente
metafisico, contrappongono la propria espansa
corporeità al gioco aereo dell’immaginario,
alla sospensione che ne fa figure fantasticate.
E gli attributi, che si coaugulano intorno
alla figura come trame simboliche dai forti
umori – il trono, il pesce, il serpente
– erigono un teatro intellettualmente
lucido tanto quanto abbigliato della dimensione
di un trasognamento fascinoso.
L’operare di Comand è, s’è
accennato, tipicamente ciclico. E ogni ciclo
aggiunge consapevolezza alla sua ricerca,
nella quale convivono perfettamente una lucida
tensione intellettuale e un sensuoso piacere
visivo: valori, entrambi, dei quali sempre
più ci rendiamo conto di non poter
fare a meno.
GIAN MARCO WALCH da “ Le
gigantesse aeree di Comand” Il Giorno
- Milano, 5 novembre 2005.
Sono ancora più polpose,
anzi, polpute le donne di Patrizia Comand.
E, insieme, miracoli dei virtuosismi artistici,
più aeree. Riposano, dimentiche di
ogni realtà, adagiate su pile di cuscini
che emergono, per grazia di Nettuno e volontà
della pittrice, da acque insondabili, forse
un palmo, forse un abisso. O sognano, altrettanto
smemorate, su nidi di rami, su in cima agli
alberi, vegliate da pesci che hanno lo stesso
colore della loro pelle, per nulla incongrui
sullo sfondo di lune di gigantesche, perfette
rotondità.
(….) Artista colta e raffinata Patrizia
Comand. Troppo facile contrapporre la levità
delle sue donnone all’immobilità
delle gigantesse di Botero. Nel catalogo che
accompagna l’esposizione Flaminio Gualdoni
sottolinea discendenze da tradizioni gotiche
e rinascimentali, pone in risalto le assonanze
con la Nuova Oggettività e il realismo
Magico tedeschi. Soprattutto nelle opere di
massimo formato (…) affollate di figure
giocose, in perenne sfida con le banali leggi
della gravità, sconfitte dalla logica
superiore della fantasia.
FRANCO FANELLI da “ Pingui,
ma agili e ironiche le acrobate della Comand”
Il Corriere della Sera - Milano, 12 novembre
2005.
In pittura, per deformare il
corpo umano è necessario conoscere
perfettamente le regole anatomiche: lo sapevano
i manieristi come Pontormo o Rosso Fiorentino,
ma anche Paul Cadmus, il geniale pittore satirico
americano che venerava i maestri rinascimentali
del disegno. Dalla stessa consapevolezza nascono
le “trasgressioni” di Patrizia
Comand, autrice di dipinti surreali e visionari
Un suo ulteriore modello potrebbe essere il
simbolista Moreau per la maliziosa eleganza
di certi nudi femminili: il filo conduttore
delle opere in mostra è in effetti
la donna, ora impegnata in acrobazie notturne
rese improbabili dalla pinguedine delle forme,
ora alle prese con sguscianti creature marine,
ora danzante tra pesci e “bagni misteriosi”,
due tipiche ossessioni surrealiste, raccontate
con una sapiente dose d’ironia.
GIORGIO SEVESO da “ XXXIII
PREMIO SULMONA", ed. Polo Museale Civico
Diocesano, Sulmona 2006 (catalogo della mostra).
...Oggi la Comand nell'ironia
sottile della sua poetica e nella suggestione
elegante della mano, è senz'altro una
delle più singolari e interessanti
pittrici figurative italiane.
PATRIZIA GIANI da “ Dentro
Milano" n°12 - 2006, Divisione Editoriale
Segnale Italia
(Commento all'opera "Prima del tempo"
esposta alla mostra "Être ange,
étrange", tenutasi al Grand Palais
di Parigi).
(...) L'opera esposta a Parigi
rappresenta in chiave simbolica un mondo ancestrale
dove "La terra era informe e vuota, le
tenebre coprivano la faccia dell'abisso e
lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie
dell'acqua" (Genesi 1,2). Le prime forme
di vita, che andranno poi a popolare il mondo
stanno nascendo dai mari e portando con loro
la potenzialità vitale rappresentata,
come tradizione, da un uovo, appoggiato in
equilibrio sulla coda di un condroita (...).
In questo scorcio sulla genesi ecco comparire,
in una sequenza evolutiva a spirale, gli angeli
che, quasi emergendo da un sonno ancestrale,
supportati da un altro grosso pesce, si preparano
ad accogliere l'umanità. Sullo sfondo
buio un corpo astrale, che non si sa ancora
se lunare o solare, proietta una flebile luce
sui corpi languidamente fluttuanti e impreziositi
da pennellate color oro. Angeli che pur partecipando
della natura divina appaiono nondimeno carnali,
quasi donne di un tardo barocco rubensiano
pervasi da una vena naturalistica di tenero
erotismo come soloi personaggi di Patrizia
Comand sanno essere. (...)
LAURA GAVIOLI da “ VISIONARI
- Reale e fantastico nell'arte italiana contemporanea",
ed. Koller Galéria, Budapest, 2007
(catalogo della mostra).
(...)Patrizia Comand rappresenta
forse la pagina estrema di questa proposta
visionaria laddove il pensiero della realtà-verità
viene a tal punto magnificato da essere inghiottito
nel sogno, nell’idea dell’arte
che risulta cosi approfondamente concentrata
e appagata dalla proprio continua e fertile
invenzione, tanto da ritenerla essa stessa
una realtà esistenziale autentica,
portatrice di felicità per le sue creature
dalle forme straordinarie. Questa ricerca
va avanti senza soste e senza il minimo dubbio
da anni, oggi registriamo una sicurezza persino
rafforzata, portata all’estrema conseguenza
del sogno e del piacere puro. Una sottile
seduzione sembra coinvolgere le fanciulle
rilassate nel sonno ristoratore, superata
l’ansia di emancipazione e abbandonata
le passate, pericolose attività da
equilibriste, senza rete di protezione. (…)
RENZO MARGONARI da “ RASSEGNA
INTERNAZIONALE D'ARTE CITTà DI BOZZOLO",
ed. Comune di Bozzolo, Bozzolo (Mn), 2007.
(...) Comand esibisce un’ironia
controllata (…) la sua eccellente perizia
pittorica attua visioni insieme leggiadre
e grevi, allegoriche, in un tempo senza tempo,
una cosmogonia senza spazio, scatenando molteplici
possibilità interpretative sovrapposte.
PAOLO LEVI da “ L’ILLUSIONE
DEL SOGNO", Editoriale Giorgio Mondadori,Milano,
2007.
(…) L’inventiva
del tutto originale di Patrizia Comand gioca
su prosperosi corpi femminili di grande plasticità;
sono immagini sorprendenti, il cui merito
va al segno accurato, alla stesura luminosa
e variegata,alle impercettibili sfumature
che esplorano le pieghe della carne nuda.
I fondi sono invece costruiti seguendo la
lezione della pittura informale, quindi neutrali
e antinaturali, lasciando libero lo spazio
narrativo alle figure femminili, che a volte
campeggiano sole al centro dell’opera,
e in altri casi in un gruppo coordinato, ma
sempre in posture dinamiche come quelle di
una performance circense, o bloccate in un
riposo teso, fisicamente innaturale. Le unisce
un’assoluta serenità giunonica,
una grinta che ha una sua sistematicità
espressiva.
(…) Il genere maschile semplicemente
non c’è; in compenso sembra di
capire che l’autrice voglia simbolicamente
evocarlo, sottintenderlo, e anche un poco
sbeffeggiarlo, facendolo guizzare, volare,
attorcigliare sotto forma di pesce, uccello
e persino serpente, ma con un ruolo di comprimario
in un universo totalmente femminile. Del resto
queste presenze rivelano la loro natura mitica
– e quindi il loro simbolismo onirico
- per il fatto stesso che non rispettano le
leggi di natura: i pesci per lo più
volano e in un paio di casi rappresentano
un’inedita idealità creativa;
un serpente punta dritto alla mela tenuta
in mano da una Eva dormiente; un gufo apre
le ali e si porta in volo, tenendola per un
piede, una donna a testa in giù (…).
In realtà non ci è dato sapere
quali siano le verità nascoste dietro
queste apparizioni così mitiche, ma
anche così concretamente reali. (…)
Qualunque sia la risposta, qui si scorge e
si apprezza la cultura museale di un’artista
insolita, un gusto scenografico non comune,
una manualità impeccabile, una notevole
sensibilità cromatica e plastica. E,
dietro tutto questo, anche l’eco di
una risata intelligente.
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La fata dai capelli turchini - 2006 -
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