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PATRIZIA COMAND: Cenni critici

PAOLO RIZZI Venezia, gennaio 1990.
...Anzitutto la cultura. Questi dipinti contengono in sé una serie di riferimenti stilistici amplissima, Il gusto si potrebbe definire categorialmente gotico: d'un gotico tedesco o vagamente nordico (e basterebbe citare un nome: quello sommo di Lucas Cranach). Il segno è infatti ben inciso, con alternanze di morbidezze curvilinee e di risentimenti secchi e nervosi.
(...) Si provi ad osservare anche da vicino, da molto vicino, le opere della Comand: esse rivelano una coerenza precisa. Non è la coerenza manieristica del "far sempre uguale". Anzi, proprio l'alternativa tra le curve spirali e gli scatti angolari; un certo qual modo di rendere, ad esempio le mani e soprattutto i piedi; la cadenza sempre e comunque simbolica della linea; (...) lo stesso modo d'inserire contrappunti cromatici forti su un tessuto lieve e sfumato; insomma, questi ed altri elementi formali inducono a considerare una" verità biologica" di fondo che si manifesta per le vie dirette, senza interferenze esterne.
In altre parole: Patrizia Comand riesce, come pochi artisti, a trasmettere la sua modalità organica della pittura, senza deviazioni provocate da intrusioni di modelli di consumo e comportamento.

CARLO MUNARI dalla monografia "LA BREZZA DELL 'IRONIA NELLA CORTE DEI MIRACOLI" Milano, gennaio 1991.
(. . .) Sin dalle prime prove Patrizia Comand già affermava la singolarità de proprio atteggiamento. (...) Procedendo nel proprio itinerario l'artista demolisce i luoghi comuni, gli schemi
consacrati della miopia intellettuale.
La pregnanza di un messaggio è sempre intimamente connessa alla qualità del linguaggio,... e il linguaggio di Patrizia Comand dispone di un'alta incidenza di comunicazione.(...) Ci si limiterà a
notare che, dopo le prime prove orientate verso un'espressionismo di ascendenza fiamminga, Patrizia Comand ha provveduto a essenzializzare progressivamente la struttura formale dell'immagine stagliando in plastica icasticità la figura - o le figure - in uno spazio fluido e indifferenziato e rilevando solamente le peculiarità avente l'ufficio di alludere a un ambiente o di contribuire al rafforzamento delle valenze simboliche della figura stessa.
Ad un'immagine così concepita (...) l'artista ha adeguato colori di esclusivo registro psicologico, elaborati in ogni circostanza con una eccezionale intuizione.

MARIO DE MICHELI dalla monografia "NEL SEGNO DELL 'IMMAGINE" Ed. Vangelista, Milano, 1995.
...Patrizia crede alla comunicazione, cioè all'intrinseca possibilità di trasmettere agli altri la propria visione, i propri sentimenti, il proprio giudizio... E' dunque per questo che la sua scelta, sin dall'inizio, è stata quella di parlare con le immagini: l'immagine infatti è il tramite diretto della comunicazione, in quanto appartiene sia a chi la concepisce sia a chi la riguarda, avendo in sé la persuasione non generica di appartenere a ognuno di noi, l'intera comunità degli uomini. (...) Sta di fatto che Patrizia, nella morfologia dei suoi processi espressivi, coinvolge il dato più intimo di sé stessa, inducendo ogni altra inclinazione alla propria coerenza.
Cio' le consente un ritmo esecutivo largo e disteso, convinto delle proprie ragioni. E questo è il motivo per cui nelle sue composizioni sembra non vi sia mai sforzo o fatica come se le immagini le sgorgassero improvvise da un estro privo di ogni assillo, spontaneamente. (...) Da qui nasce l'energia che l'assiste in ogni momento e le concede di risolvere sempre i problemi che si trova davanti. (...)
E' come se Patrizia fosse stata toccata da una grazia particolare: la grazia cioè di attingere al sentimento profondo della specie umana, in cui si celano i nostri enigmi più arcani alla radice dell'essere.

MARIO PANCERA dalla rivista "ARTE" n. 275, ed. Giorgio Mandadori Milano, luglio 1996.
Raggiungere l'equilibrio e poi mantenerlo è un'operazione da acrobati, uomini e donne dai muscoli saldi, dal cervello solido, senza problemi psicologici o, quanto meno, in grado di controllarli con sforzi sovrumani.
Immaginiamo l'equilibrio sul filo della vita: ognuno di noi è immerso ogni giorno in questo problema e, quando cala la sera, i contusi sono molti.
Con la sua pittura Patrizia Comand ci mette di fronte a questa estrema difficoltà e, nel medesimo tempo, all'assoluta necessità di affrontarla.
La maggior parte delle sue donne... si muove gigantesca e debordante su esili fili tirati in uno spazio immobile, distaccato, asettico. Talvolta questi fili sono annodati per recuperare precedenti strappi. L'equilibrio dunque è sempre precario, e sempre piu' in mano al destino... Per quanto cerchi di essere padrone di sé, l'individuo umano risulta in balia di altro: uomini, avvenimenti, cose. Restano questi corpi straripanti che la pittrice usa nel suo modo personale, che consiste appunto nel contrapporre la vita al suo destino: che cos'è, infatti, la ricerca dell'equilibrio se non la gara continua di sé con tutto quanto ci circonda e tende a modificarci? (...)
Diplomatasi all' Accademia di Brera con Gianfilippo Usellini, Patrizia Comand spiega d'avere come maestri ideali Bosch e Pieter Brueghel, di avere amato la Nuova Figurazione, in particolare l'opera di Giuseppe Guerreschi (sui disegni del quale ha fatto la tesi) e la perfezione di Renzo Vespignani (altro grandissimo disegnatore).
Da queste scelte iniziali, cioè il fantastico grottesco fiammingo del Quattro-Cinquecento e il dolente realismo esistenziale del nostro tempo, chi guarda oggi le sue opere puo' già seguire, almeno in parte, il suo percorso e capire i suoi intenti: il perché dell'ironia, della ricerca degli equilibri, della profondità dei sentimenti.

ÉTIENNE CHATTON Curatore Museo Internazionale d'Arte Fantastica "Château de Gruyères" - catalogo della personale, Gruyères, febbraio 2000.
...Lanciate nello spazio come uccelli nel cielo, come pesci nel mare, le sue donne sono grazia in movimento ma l'occhio si accorge improvvisamente di un corpo estraneo che finirà per rompere l'equilibrio sapientemente orchestrato. Leggero come l'aria, un uccellino rischia di far tutto crollare.
Ed è proprio il contrasto improvviso tra l'opulenza di queste masse terrene e la leggerezza alata che diventa il polo magico, la ragion d'essere di due speci antagoniste.
L'analogia dei contrari si esalta in questo insieme burlesco dove si bilanciano due universi. (...)

ROSSANA BOSSAGLIA dalla monografia "SUL FILO DELLA VITA" - catalogo per la mostra alla Provincia di Milano, 2001.
Patrizia Comand nella sua produzione artistica ha sempre prediletto sequenze tematiche; la sua padronanza della tecnica pittorica (. . .) la sua intensa capacità di rendere al pieno le figure e le fisionomie non l'hanno mai bloccata in compiacimenti virtuosistici. Guarda le persone, la natura,
i paesaggi; ma non le basta di renderli suggestivamente sulla tavola: ne raccoglie le immagini in sequenze, che si fanno a volta in volta metafore della condizione umana.
(...) Queste considerazioni si riferiscono specialmente all'ultima sequenza di dipinti, che si presentano di primo acchito come variazioni sul tema dell'acrobazia. Ma subito il tema appare contraddetto nei suoi effetti suggestivi ed emozionali: l'acrobata infatti è,nel suo significato espressivo, colui che vince il peso del proprio corpo, che pare inerpicarsi nel vuoto con libera scioltezza.
La Comand ha scelto invece carnose figure femminili la cui agilità di movimenti non cancella l'effetto ponderai e della persona; e per di più, nella maggior parte dei casi si avverte la minaccia di una conclusione precipite, o addirittura la caduta avviene sotto i nostri occhi. (...)
Metafora, dunque. Del continuo rischio del vivere; (...) La vita come rischio, appunto; ineluttabile caduta nel procedere del tempo; la cui ineluttabilità, tuttavia, non le toglie, nel suo percorso, il fisico godimento dell' essere; il piacere di sentirsi corpo.
Apprezzo sempre molto gli artisti che intendono comunicarci non semplicemente impressioni ed emozioni, bensì riflessioni intellettuali. Il messaggio della Comand è in questo caso un messaggio te'rfibile. Ma l'arte, quando è spinta dalla fantasia creativa e sorretta dall'abilità rappresentativa, ci coinvolge nel suo fascino.

VITTORIO SGARBI da "SURREALISMO PADANO ", Catalogo della mostra, ed Skira, Milano, 2001.
...un mondo incolpevole di felicità femminile, nella pienezza dei sensi: così descrive la realtà Patrizia Comand in un voluto contrasto fra corpi pingui e floridi e la loro sospensione nel vuoto.
Pesanti e lievi insieme. Dalla putrescenza dei corpi di quello Zumbo moderno che è Bertelli alla gloria delle carni, come in Rubens, della Comand, il contrasto non potrebbe essere più netto. Eppure l'artificio, come nel gusto barocco, in un potente chiaroscuro, accomuna le due singolari esperienze,
le rende complementari. (...)

RAFFAELE DE GRADA da "Acrobate sul filo della vita " Corriere della Sera - Milano, 7 ottobre 2001.
Quante volte abbiamo ammirato gli angeli e le figure allegoriche dipinti dal grande Tiepolo sulle volte dei soffitti e nelle tele. La figura in sembianze umane sospesa nell'aria senza tempo né luogo; c'è una gioia a evocare spazi immensi, inconoscibili, vinti dalla figura umana che diventa padrona del cielo. (...) Le figure della Comand sono però grasse, robuste e vincono l'aria col loro stesso peso, come una sfida. E' chiaro che nel loro esercizio acrobatico si insinua quella sottile ironia che la Comand ha ereditato da Gianfilippo Usellini che fu suo maestro a Brera. Ma la Comand ha viaggiato molto e forse ha avvertito anche l'ironia sudamericana di Botero, lei che in quella zona del mondo ha trascorso qualche anno. Ma, in rapporto a quella pittura di facile populismo, la Comand mantiene una delicatezza tutta europea, direi addirittura veneziana con quei gentili sfumati che ricordano il nostro grande Settecento, da Fragonard alla Carriera.
Perciò questa pittrice ha una personalità singolare, non comune, non può essere classificata in uno schema e si vede in questa mostra (...) che Rossana Bossaglia , nel catalogo, intitola "Sul filo della vita". Il filo appunto degli acrobati e guai a cadere.

MARIO PANCERA da "Le donne grasse ma leggere di Patrizia Comand" La Stampa - Milano, 29 giugno 2003.
Tutto corre in un grande e stabile equilibrio. Ma c'è un equilibrio stabile? Nei quadri fantastici di Patrizia Comand, milanese di origini friulane, donnone enormi, grassissime atlete cistercensi danzano con cerchi, giocano con bolle trasparenti, si azzuffano come galli su fili tesi all'infinito, dando non l'impressione della possibile catastrofica caduta, ma al contrario dell'assoluta stabilità.
Immense natiche, cosce, seni, con costumi striminziti, in un tripudio di colori e di movimenti lasciano sbalorditi per la leggerezza dell'insieme.
Si pensa a Botero, naturalmente, ma nel pittore colombiano tutto è immobile, mentre qui la vita è una girandola. Perfino Leda col cigno e l'apocalittica Babilonia con i suoi mostri fanno il loro dovuto in questa equilibrata precarietà. (...)

RICCARDO BARLETTA da "Donne con cellulite alla presa del Potere" Corriere della Sera - Milano, 8 marzo 2004.
Oltre il figurativo e il surreale esiste per i pittori una terza via? Questa mostra di Patrizia Comand ne è un esempio. Venticinque dipinti raffinati e tutti con lo stesso soggetto: sempre fanciulle a "'taglie forti" in equilibrio. In altalena, sul filo, nel gioco dei cerchi, nel tiro alla fune... .Esibizione di grandi cosce, seni e ventri. Visi giovani e corpi maturi che - a due, a tre o da soli - volteggiano sopra voragini con sfondo di montagne gotiche. Giochi dell'assurdo. Descritti con precisione anatomica, mediante delicati colori e luminismi, in eleganti minuetti fra l'ironico e illudico . Da aggiungere la presenza dell'uovo, metafisico attrezzo di pierfrancescana memoria. Patrizia Comand, già allieva a Brera di Usellini, segue il maestro: fugge la realtà e descrive la "fantasia morale".
Inventando un mondo femminile che scavalca la bellezza come classicità e in cui emerge sovrana la cellulite, sfida le volumetriche statiche pupattole di Botero. Le sue Ercolesse plaudono non tanto alla rivoluzione femminista quanto alla graduale, instabile presa del potere al Femminile.

VITTORIO SGARBI da "LE SCELTE DI SGARBI", Editoriale Giorgio Mondatori Milano, 2004.
(. . .) La massa muscolare di queste creature giunoniche non impedisce minimamente la leggerezza di una danza aerea e funambolica, che domina lo spazio e sfida la legge di gravità. E'curioso tuttavia il contrasto tra i muscoli tesi delle schiene, dei glutei, delle gambe, con l'eleganza delle mani e dei piedi, con la tranquilla pacatezza dei volti, che sembrerebbe suggerire la riappropriazione di un ideale estetico del tutto inusitato. In effetti, l'irrompere della carne, così evidentemente gratificata dal cibo, gioca la sua sfida beffarda non solo allo spazio, ma anche ai canoni estetici odiosamente imposti dalle mode salutiste. Dal punto di vista segnico va qui sottolineata la precisione del tratto che sfiora il virtuosismo. E' inoltre notevole la stesura pittorica fatta di velature, che portano al massimo risalto la suggestione immaginifica di questi lavori. Invisibili fari accecanti sottolineano il realismo dei corpi carezzandone i volumi e alludendo a un'ambientazione circense. Queste esibizioni, di fronte a un pubblico invisibile, sono giocate (...) sull'invenzione di abbigliamenti del tutto incongrui, tute o costumi succinti, dai colori vivaci e funzionaI i a sottolineare le linee del corpo. Le scenografie suggeriscono spazi illimitati, in alcuni casi favolosi, comunque aprospettici e vaghi.
In questi vuoti simbolici i corpi si librano nel volo calcolato del funambolismo, dove nessun gesto è casuale e dove la parvenza della caduta è solo una mossa acrobatica ad effetto. (...)
Patrizia Comand può vantare due meriti: da un lato la singolarità della scelta compositiva, che conferisce immediata riconoscibilità alla sua cifra stilistica. In secondo luogo va riconosciuta l'alta qualità della sua tecnica pittorica e l'incisività del segno.
Queste doti conferiscono alla sua narrazione non solo il peso dell'autorevolezza, ma anche il segno della partècipazione al disagio di vivere sul filo teso tra il voler essere e il dover apparire.

FLAMINIO GUALDONI da “ VISIONI“, ed. Comune di Corbetta, Corbetta (Mi), 2005. Catalogo per la mostra al Comune di Corbetta, 2005.
Una delle sostanziose possibilità che la pittura dopo le avanguardie ci ha consegnato, è un rapporto con l’antico, con i modi e i temi della tradizione (…). Di tale possibilità da sempre si è servita Patrizia Comand, che negli ultimi anni va costruendo una sorta di tutta personale fantasmagoria sulla base di ricche e non banali contaminazioni tra talento e sprezzatura , tra retaggio antico e umori fastosamente surreali. (…)
Il ciclo recente di pitture di Comand rappresenta (…) una dimostrazione autorevole di maturità.
(…) Comand ha dissezionato altri topoi dell’antico – il balance del costrutto, certi luminismi da notturno dell’anima - e ne ha fatto materia per iconografie di serrata tensione inventiva. Le figure, ancora stagliate su fondi che valgono scenario vagamente metafisico, contrappongono la propria espansa corporeità al gioco aereo dell’immaginario, alla sospensione che ne fa figure fantasticate. E gli attributi, che si coaugulano intorno alla figura come trame simboliche dai forti umori – il trono, il pesce, il serpente – erigono un teatro intellettualmente lucido tanto quanto abbigliato della dimensione di un trasognamento fascinoso.
L’operare di Comand è, s’è accennato, tipicamente ciclico. E ogni ciclo aggiunge consapevolezza alla sua ricerca, nella quale convivono perfettamente una lucida tensione intellettuale e un sensuoso piacere visivo: valori, entrambi, dei quali sempre più ci rendiamo conto di non poter fare a meno.

GIAN MARCO WALCH da “ Le gigantesse aeree di Comand” Il Giorno - Milano, 5 novembre 2005.
Sono ancora più polpose, anzi, polpute le donne di Patrizia Comand. E, insieme, miracoli dei virtuosismi artistici, più aeree. Riposano, dimentiche di ogni realtà, adagiate su pile di cuscini che emergono, per grazia di Nettuno e volontà della pittrice, da acque insondabili, forse un palmo, forse un abisso. O sognano, altrettanto smemorate, su nidi di rami, su in cima agli alberi, vegliate da pesci che hanno lo stesso colore della loro pelle, per nulla incongrui sullo sfondo di lune di gigantesche, perfette rotondità.
(….) Artista colta e raffinata Patrizia Comand. Troppo facile contrapporre la levità delle sue donnone all’immobilità delle gigantesse di Botero. Nel catalogo che accompagna l’esposizione Flaminio Gualdoni sottolinea discendenze da tradizioni gotiche e rinascimentali, pone in risalto le assonanze con la Nuova Oggettività e il realismo Magico tedeschi. Soprattutto nelle opere di massimo formato (…) affollate di figure giocose, in perenne sfida con le banali leggi della gravità, sconfitte dalla logica superiore della fantasia.

FRANCO FANELLI da “ Pingui, ma agili e ironiche le acrobate della Comand” Il Corriere della Sera - Milano, 12 novembre 2005.
In pittura, per deformare il corpo umano è necessario conoscere perfettamente le regole anatomiche: lo sapevano i manieristi come Pontormo o Rosso Fiorentino, ma anche Paul Cadmus, il geniale pittore satirico americano che venerava i maestri rinascimentali del disegno. Dalla stessa consapevolezza nascono le “trasgressioni” di Patrizia Comand, autrice di dipinti surreali e visionari
Un suo ulteriore modello potrebbe essere il simbolista Moreau per la maliziosa eleganza di certi nudi femminili: il filo conduttore delle opere in mostra è in effetti la donna, ora impegnata in acrobazie notturne rese improbabili dalla pinguedine delle forme, ora alle prese con sguscianti creature marine, ora danzante tra pesci e “bagni misteriosi”, due tipiche ossessioni surrealiste, raccontate con una sapiente dose d’ironia.

GIORGIO SEVESO da “ XXXIII PREMIO SULMONA", ed. Polo Museale Civico Diocesano, Sulmona 2006 (catalogo della mostra).
...Oggi la Comand nell'ironia sottile della sua poetica e nella suggestione elegante della mano, è senz'altro una delle più singolari e interessanti pittrici figurative italiane.

PATRIZIA GIANI da “ Dentro Milano" n°12 - 2006, Divisione Editoriale Segnale Italia
(Commento all'opera "Prima del tempo" esposta alla mostra "Être ange, étrange", tenutasi al Grand Palais di Parigi).
(...) L'opera esposta a Parigi rappresenta in chiave simbolica un mondo ancestrale dove "La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie dell'acqua" (Genesi 1,2). Le prime forme di vita, che andranno poi a popolare il mondo stanno nascendo dai mari e portando con loro la potenzialità vitale rappresentata, come tradizione, da un uovo, appoggiato in equilibrio sulla coda di un condroita (...). In questo scorcio sulla genesi ecco comparire, in una sequenza evolutiva a spirale, gli angeli che, quasi emergendo da un sonno ancestrale, supportati da un altro grosso pesce, si preparano ad accogliere l'umanità. Sullo sfondo buio un corpo astrale, che non si sa ancora se lunare o solare, proietta una flebile luce sui corpi languidamente fluttuanti e impreziositi da pennellate color oro. Angeli che pur partecipando della natura divina appaiono nondimeno carnali, quasi donne di un tardo barocco rubensiano pervasi da una vena naturalistica di tenero erotismo come soloi personaggi di Patrizia Comand sanno essere. (...)

LAURA GAVIOLI da “ VISIONARI - Reale e fantastico nell'arte italiana contemporanea", ed. Koller Galéria, Budapest, 2007 (catalogo della mostra).
(...)Patrizia Comand rappresenta forse la pagina estrema di questa proposta visionaria laddove il pensiero della realtà-verità viene a tal punto magnificato da essere inghiottito nel sogno, nell’idea dell’arte che risulta cosi approfondamente concentrata e appagata dalla proprio continua e fertile invenzione, tanto da ritenerla essa stessa una realtà esistenziale autentica, portatrice di felicità per le sue creature dalle forme straordinarie. Questa ricerca va avanti senza soste e senza il minimo dubbio da anni, oggi registriamo una sicurezza persino rafforzata, portata all’estrema conseguenza del sogno e del piacere puro. Una sottile seduzione sembra coinvolgere le fanciulle rilassate nel sonno ristoratore, superata l’ansia di emancipazione e abbandonata le passate, pericolose attività da equilibriste, senza rete di protezione. (…)

RENZO MARGONARI da “ RASSEGNA INTERNAZIONALE D'ARTE CITTà DI BOZZOLO", ed. Comune di Bozzolo, Bozzolo (Mn), 2007.
(...) Comand esibisce un’ironia controllata (…) la sua eccellente perizia pittorica attua visioni insieme leggiadre e grevi, allegoriche, in un tempo senza tempo, una cosmogonia senza spazio, scatenando molteplici possibilità interpretative sovrapposte.

PAOLO LEVI da “ L’ILLUSIONE DEL SOGNO", Editoriale Giorgio Mondadori,Milano, 2007.
(…) L’inventiva del tutto originale di Patrizia Comand gioca su prosperosi corpi femminili di grande plasticità; sono immagini sorprendenti, il cui merito va al segno accurato, alla stesura luminosa e variegata,alle impercettibili sfumature che esplorano le pieghe della carne nuda.
I fondi sono invece costruiti seguendo la lezione della pittura informale, quindi neutrali e antinaturali, lasciando libero lo spazio narrativo alle figure femminili, che a volte campeggiano sole al centro dell’opera, e in altri casi in un gruppo coordinato, ma sempre in posture dinamiche come quelle di una performance circense, o bloccate in un riposo teso, fisicamente innaturale. Le unisce un’assoluta serenità giunonica, una grinta che ha una sua sistematicità espressiva.
(…) Il genere maschile semplicemente non c’è; in compenso sembra di capire che l’autrice voglia simbolicamente evocarlo, sottintenderlo, e anche un poco sbeffeggiarlo, facendolo guizzare, volare, attorcigliare sotto forma di pesce, uccello e persino serpente, ma con un ruolo di comprimario in un universo totalmente femminile. Del resto queste presenze rivelano la loro natura mitica – e quindi il loro simbolismo onirico - per il fatto stesso che non rispettano le leggi di natura: i pesci per lo più volano e in un paio di casi rappresentano un’inedita idealità creativa; un serpente punta dritto alla mela tenuta in mano da una Eva dormiente; un gufo apre le ali e si porta in volo, tenendola per un piede, una donna a testa in giù (…).
In realtà non ci è dato sapere quali siano le verità nascoste dietro queste apparizioni così mitiche, ma anche così concretamente reali. (…) Qualunque sia la risposta, qui si scorge e si apprezza la cultura museale di un’artista insolita, un gusto scenografico non comune, una manualità impeccabile, una notevole sensibilità cromatica e plastica. E, dietro tutto questo, anche l’eco di una risata intelligente.

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La fata dai capelli turchini - 2006 - cm. 100 x 70 (ovale)





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